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Le piccole scuderie contro l' Unag ed il suo Presidente      20 gennaio 2006

Cresce la tensione all’ interno dell’ UNAG - Unione Nazionale Allenatori Galoppo - e si ingrossano le fila dell’ opposizione alla linea dettata dal suo presidente, Bruno Grizzetti.

L’ oggetto del contendere è, apparentemente, piuttosto banale perché riguarda la posizione assunta dall’ Unag a proposito della regolamentazione imposta (a mezzo di una semplice circolare) dall’ Unire per l’ accompagnamento in pista dei cavalli e che ha suscitato parecchi disagi fra gli allenatori ed i proprietari che singolarmente dispongono di pochi cavalli in allenamento.

Per chiarezza è bene ricordare come normalmente il compito di accompagnare in pista il cavallo veniva svolto da personale specializzato ma il più delle volte occasionale, nel senso che non si trattava di personale alle dipendenze dirette della scuderia interessata. Da tempo la pratica era uscita dal regime di “lavoro nero” perché era stata inquadrata, a seguito di accordo intercorso anche con le Organizzazioni Sindacali, nella prevista figura delle prestazioni occasionali. L’ Unire, con circolare del Segretario Generale, ha ritenuto non corretta la procedura ed ha imposto ai propri funzionari (Ispettori e Commissari di gara) di impedire l’ accesso alle piste di cavalli accompagnati da personale che non sia regolarmente inquadrato secondo una delle forme previste dalla riforma Biagi.

Bisogna anche tenere presente che il mondo dell’ ippica è in parte rilevante costituito da allenatori e proprietari (che a volte assommano ambedue le qualifiche) che avendo a disposizione solo tre o quattro cavalli non hanno personale dipendente e svolgono da soli tutta la routine quotidiana. Per tutti costoro, secondo le nuove disposizioni, sarebbe quasi risultato impossibile correre.

L’ Unag ha - questo bisogna riconoscerlo - agito tempestivamente, stipulando un accordo con un’ agenzia di lavoro interinale ed individuando una procedura che regolarizza il rapporto occasionale e consente quindi a tutti di poter correre, con l’ unico inconveniente, peraltro non irrilevante, di un aumento dei costi della “portatura”.

Nulla da rimproverare all' Unag, sembrerebbe, ma è davvero così?
Noi pensiamo di no.
Intanto ci pare di poter dire che c' è stato un grave difetto di comunicazione nei confronti degli associati, perché sarebbe stato certamente più utile, piuttosto che ricorrere ad inserzioni sulla stampa tecnica , che non tutti leggono, convocare una riunione nella quale illustrare la circolare Unire, i suoi effetti e la soluzione elaborata e sottoporla all' approvazione degli interessati.
Discutendone pubblicamente si sarebbe evitato di trasmettere agli associati l'immagine di un' Associazione schierata supinamente a sostegno di una discutibile gestione dell' Unire.

Inoltre appare evidente come, in realtà, la questione relativa alle portature non sia altro che la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Lo scontento per l’ operato di Grizzetti è diffuso da tempo. Bisogna tornare al gennaio del 2005, quando gli allenatori del galoppo decisero di non dare seguito alle proposte di uno sciopero generale del comparto, sulla base delle assicurazioni fornite dal ministro Alemanno in ordine al mantenimento del montepremi (o meglio al contenimento della sua diminuzione) e sulla modifica dell’ inquadramento del settore ippico dall’ ambito dello Sport e Spettacolo a quello dell’ Agricoltura. All’ epoca noi parlammo di “cambiale in bianco” firmata da Grizzetti a favore del ministro ed i fatti, senza bisogno di elencarli tutti, ci hanno dato ragione. Basterebbe questo, a nostro parere, per portare il presidente di un’ associazione di categoria a trarne le debite conseguenze - le dimissioni , tanto per essere espliciti - ma c’ è anche dell’ altro.

Sappiamo tutti come il Segretario Generale abbia esaurientemente esposto le sue idee in merito alla ristrutturazione del sistema ippico. Sintetizzando all’ estremo il Segretario Generale ha sagacemente affermato che nel suo personale sistema non potranno avere diritto di cittadinanza le piccole scuderie.

Ecco le parole testuali “Meno scuderie ma con più cavalli, va stimolata l’ imprenditorialità. Che senso ha avere una scuderia con due, tre cavalli che producono perdite?”. Proprio così. Il signor Segretario Generale ha dimenticato che se qualcuno mantiene ancora cavalli da corsa in Italia è perché ha una grande dotazione di passione , anche se spesso a questa non si accompagnano disponibilità finanziarie da imprenditore ed ha soprattutto dimenticato che sono stati loro, i modesti piccoli proprietari ed allenatori , la forza trainante del movimento e soprattutto, se vogliamo limitarci all’ aspetto economico, che è la loro presenza a tenere in piedi il mercato, inaridendo il quale neppure le grandi imprese ippiche potrebbero sopravvivere.

Non è ancora tutto, perché il signor Segretario Generale ha fatto seguire immediatamente un fatto concreto, varando una norma, classista quanto informale, che vietava il rilascio dei colori a scuderie con meno di tre cavalli e con un reddito minimo annuo inferiore a quindicimila euro.

L’ immediata reazione delle categorie del trotto ha indotto l’ Unire ad un giusto ripensamento e la norma è stata, almeno per il momento accantonata.

Altrettanto immediato, e perdurante, è stato il silenzio dell’ Unag, nonostante che la rabbia, il malcontento e lo sdegno per l’ offesa recata alla dignità stessa degli operatori fosse ben diffuso e tangibile. Non a caso si sono succedute alcune importanti dissociazioni ed hanno abbandonato l’ Unag, tra gli altri, anche i fratelli Botti, che pur rappresentando la maggior impresa ippica operante in Italia, hanno esplicitamente espresso il loro disaccordo rispetto alle idee del signor Segretario Generale a proposito dell' utilità delle piccole scuderie, mentre il silenzio del Presidente dell' Unag e la sua subitanea accettazione del diktat relativo alle portature hanno proprio l' aspetto di un avallo preciso e incondizionato.

In sostanza i piccoli e medi operatori non si sentono adeguatamente rappresentati e tutelati in rapporto all’ impegno ed alla professionalità messe a disposizione del sistema e non a caso comincia a prendere piede l’ ipotesi di costituire una nuova Associazione maggiormente rappresentativa degli interessi generali.
Siamo, insomma, al redde rationem.