PRIMAPAGINA



  CAVALLI O.G.M.      autore: dott Massimo Disnan

La selezione naturale come quella operata dall’uomo, almeno come fino ad oggi la intendiamo, opera per tentativi ed errori. Una modifica nel GENOTIPO (il corredo cromosomico che ogni individuo possiede fin dal concepimento e che è simile ma non esattamente uguale a quello dei genitori che lo hanno generato poiché può presentare piccole variazioni dovute a errori di trascrizioni o mutazioni,) si esprime nel FENOTIPO (espressione visibile del genotipo). Se tale espressione si concretizza con un migliore adattamento dell’individuo all’ambiente (nel caso dei cavalli da corsa con la capacità di vincere le competizioni), il soggetto che né è portatore, attraverso la sua discendenza che ovviamente sarà numerosa, potrà affermare tali modifiche e “fissarle” nel corredo cromosomico della specie.

Per questo tipo di selezione, che è la selezione naturale e quella messa in pratica dall’uomo anche nell’allevamento dei cavalli da corsa, è quindi richiesta la sola osservazione dei risultati con i tempi che la natura richiede per fare il suo corso (quindi nel mondo dei cavalli, tra una generazione all’altra, almeno 4 o 5 anni, pari al tempo necessario a verificarne i risultati).

I progressi della scienza, in particolare nel campo della genetica e della fisiologia, stanno fornendo i mezzi e le conoscenze necessarie ad intervenire direttamente sul corredo cromosomico modificandolo e piegandolo alle nostre esigenze. Saremo in grado fra non molto tempo, e per alcuni aspetti siamo già oggi in grado di farlo, di creare individui che abbiano la caratteristiche per noi più interessanti.

Questo nel nostro settore apre prospettive, che per certi aspetti potrebbero essere inquietanti e che comunque andrebbero affrontate e studiate.

Oggi l’uso illegale di sostanze, sintetizzate originariamente dall’industria farmaceutica per la cura di alcune malattie, può alterare il risultato di una corsa. E’ quindi solo un problema, se vogliamo prettamente economico, predisporre il numero e il tipo di analisi necessarie a rivelare la presenza di tali sostante nei liquidi biologici. Ben più difficile è e sarà rilevare una modificazione genetica indotta artificialmente, fra l’altro con mezzi e prodotti che potrebbero essere alla portata di tutti. Non è fantascienza.

Gli individui delle razze bovine Blu Belga e Piemontese ad esempio, hanno sviluppato delle enormi masse muscolari sotto l’effetto di un gene modificato, presente naturalmente nel loro corredo cromosomico ed in grado di inibire la miostatina. La miostatina è un regolatore della crescita delle cellule staminali implicate nella riparazione delle microlesioni (che anche l’allenamento produce), delle fibre muscolari in un processo rigenerativo che determina tra l’altro anche un aumento della massa del muscolo. Il risultato è la massa muscolare enorme, sviluppata da queste razze e costituita per la maggior parte da fibra muscolare e pochissimo grasso. Diverse aziende farmaceutiche stanno tentando di riprodurre quello che normalmente avviene in questi animali, in particolare per ottenere farmaci per la cura di alcune malattie (distrofia di Duchenne). La presenza di questo inibitore sintetico, tuttavia sarebbe facilmente rilevabile nel sangue o nelle urine.
Ma cosa avverrebbe se la produzione fosse indotta non da un farmaco ma da una modificazione genetica artificialmente provocata?
Chiunque sarà in grado in un prossimo e non troppo lontano futuro, per esempio con delle semplici iniezioni di materiale genetico veicolato da virus inattivi, di indurre modificazioni genetiche, anche localizzate, che potranno indurre la formazione di muscoli dalle caratteristiche volute, ad esempio muscoli più potenti, con più massa, o con maggiori percentuali di fibre veloci (adatte agli sforzi intensi e brevi) o di fibre lente (adatte alle competizioni di durata) o con maggior contenuto in globuli rossi ecc. Solamente una biopsia muscolare potrebbe rilevare la presenza di un gene sintetico o un suo vettore. Si potenzieranno rapidamente le muscolature, ma le strutture ossee e i tendini potranno reggerne l’aumentata potenza?
A tutti è noto che è possibile aumentare la presenza dell’eritropoietina nel sangue con un farmaco, l’EPO sintetizzato originariamente per curare l’anemia. Si ottiene così una maggior produzione di eritrociti, le cellule ematiche che trasportano nel sangue l’ossigeno con conseguente favorevole risposta dell’organismo agli sforzi prolungati. Lo stesso risultato è stato ottenuto in delle scimmie con una modifica genetica indotta. Il sangue arricchito di eritrociti diventava però così denso, che se non costantemente diluito, portava velocemente le cavie alla morte per cedimento del cuore. Queste sono solo alcune riflessioni sui problemi, legati alle modifiche genetiche indotte, che nel futuro anche il nostro ambiente si troverà ad affrontare