Addio al centro d'allenamento di San Siro?

Molto affollata e combattuta l’Assemblea pubblica organizzata ieri (11 giugno) dal Coordinamento Comitati di Salvaguardia Ambientale Nord Ovest Milanese, per discutere delle grandi manovre immobiliari legate all’Expo 2015. Le recenti interviste rilasciate dall’ Assessore allo Sviluppo del Territorio, Carlo Masseroli e le misure adottate dalla Snai-Trenno nei confronti degli operatori ippici avevano rilanciato la discussione sul progetto di dismissione dell’ attività dei centri d’allenamento di San Siro (trotto e galoppo) e la facilmente prevedibile cementificazione.

Tanta gente, dicevamo, agguerrita e ben preparata, che ha più volte colto in castagna l’Assessore Masseroli, presente per illustrare il Piano di governo del territorio, che ha sostituito il vecchio piano regolatore per permettere maggiore celerità nella realizzazione delle opere necessarie (secondo loro) all’occasione.

Sostanzialmente l’ Assessore, pur con qualche distinguo, ha confermato le linee del progetto di riassetto della zona, che vede come elemento centrale la necessità di trasferire fuori città la “funzione” dell’allenamento dei cavalli da corsa. Proprio così l'ha definita, funzione, dimenticandosi che in realtà si tratta di persone e di famiglie.

Si è trovato di fronte ad una schieramento compatto di cittadini, comitati, associazioni che rigettano l’impostazione della Giunta e promettono opposizione a qualsiasi tentativo di saccheggio della più grande area verde di Milano, il vero polmone della città.

Memorabile il rapido battibecco con Maria Sacco che ha concluso il suo incisivo intervento dicendo “abbiamo respinto Ligresti, perché dovremmo accettare la Compagnia delle Opere?”, con evidente riferimento ai protettori politici dell’ assessore. La reazione stizzita ed anche sgarbata dell’ interessato è stata letta da molti come la dimostrazione che si era colpito nel segno.

Tra i presenti serpeggiava lo slogan “San Siro sarà la nostra Chiaiano” che la dice lunga sugli scenari prefigurabili. Opposizione decisa, quindi e molto trasversale, Legambiente e Italia nostra, la rappresentante leghista Laura Molteni ed il rifondarolo Basilio Rizzo, i cui due interventi hanno riscosso una vera e propria standing ovation..

Tutto questo dovrebbe rappresentare un buon viatico per l’ippica milanese, che lotta ormai per la pura sopravvivenza, ma bisogna usare il condizionale ed approfondire l’analisi.

Purtroppo bisogna constatare che fra gli operatori (soprattutto fra gli allenatori) prevale lo scoraggiamento, la sensazione che ormai i giochi siano fatti e che l'unica via d'uscita sia quella della riduzione del danno.
La sensazione dell'irreversibiltà del progetto Masseroli ha trovato fondamento nella strategia messa rapidamente in atto dalla proprietà, indirizzata ad ottenere dall’ ASL competente la dichiarazione di inagibilità degli impianti o di parte di essi, gli impianti elettrici, gli impianti antincendio, le coperture in Eternit e chi più ne ha più ne metta.
Non si concedono quindi autorizzazioni all’ ingresso di nuovi operatori o di nuovi cavalli, non si consente il rientro di operatori che avevano trasferito parte dei cavalli a Merano per la prima parte della riunione primavera-estate, si eseguono prove di staticità dei fienili.
Segnale chiarissimi, almeno così li hanno interpretati molti degli interessati, che hanno quindi avviato trattative per l’ottenimento di un rimborso a molti zeri per le spese di trasferimento in centri d’allenamento esterni, una sorta di buonuscita che il potere contrattuale di alcuni renderebbe conveniente per gli scopi perseguiti dalla proprietà.

Una via d'uscita onorevole o uno schiaffo alla solidarietà di categoria, visto che si tratta di iniziative del tutto individuali, impossibili a chi non ha il necessario potere contrattuale (cioè un adeguato numero di cavalli e di dipendenti)? Questa è la vera domanda da porsi.

Finirà che l'ippica, ancora una volta, dimostrerà di non sapersi salvare da sola e saranno i soli comitati ambientalisti a cercare di salvare un oasi cittadina che tutta Europpa ci invidia