|
IL DILEMMA DEL DOPING di Michael Shermer
|
||
|
RECENSIONE DI UN ARTICOLO PUBBLICATO SU ”LE SCIENZE” giugno 2008 E' stato pubblicato nel numero di giugno 2008 del mensile ”LE SCIENZE” un’interessante articolo sul tema del doping nello sport. La singolarità delle tesi riportate consiste nel fatto che le possibili soluzioni proposte per debellare o contrastare il fenomeno del doping nello sport siano da ricercare sfruttando la teoria dei giochi. Lo sport preso a riferimento è il ciclismo (premonitore forse di quanto accaduto in questi giorni al Tour de France), ma le tesi sono probabilmente riproponibili anche nel nostro settore seppur con degli adeguamenti e distinguo. La teoria dei giochi, viene utilizzata per spiegare perché l’uso del doping nello sport potrebbe essere una scelta razionale di un comportamento economico. Le sostanze dopanti sono molto efficaci, di difficile se non impossibile, in alcuni casi, individuazione e consentono di raggiungere più facilmente il successo. La convinzione che l’uso di sostanze dopanti sia diffuso, fa si che sia “quasi obbligatorio” farne uso pena l’esclusione dalle competizioni (per l’impossibilità di competere a livello degli altri atleti). La teoria dei giochi, proposta dal matematico John Nash, meglio conosciuta con il nome “il dilemma del prigioniero”, analizza le diverse combinazioni di comportamento di due complici arrestati e tenuti in isolamento cui gli investigatori prospettano diverse opzioni, ciascuna con vantaggi o svantaggi per uno e per l’altro o per entrambi. Applicata allo sport, al ciclismo in particolare, prospetta, per due soggetti, i vantaggi e gli svantaggi nel rispettare le regole o nel non farlo, analizzando due possibile e diversi scenari. Il primo scenario, raffigurerebbe una probabile situazione attuale. Una situazione ove il non rispettare le regole, fare uso di sostanze dopanti sia vantaggioso, in termini agonistici e quindi economici, controbilanciato da un basso rischio di essere scoperti. Tali condizioni rendono assolutamente conveniente per tutti fare uso di sostanze che dopanti. Come fare a ribaltare la situazione? Il secondo scenario proposto, prevede che i costi da sostenere in caso di analisi positive, in termini di mancati guadagni e multe, unitamente al maggior rischio di essere scoperti porterebbe ad una situazione, verificata appunto dalla teoria dei giochi, nella quale sarebbe più conveniente per tutti non ricorrere al doping. L’autore quindi suggerisce alcune azioni da intraprendere, nel ciclismo e nello sport in genere, affiche venga raggiunto l’equilibrio di Nasch ossia la situazione in cui nessuno è incentivato a infrangere le regole. - garantire l’immunità a tutti per il doping assunto prima del 2008. In un sistema in cui “tutti” violano le regole non ha senso punire o togliere i titoli a qualcuno, scoperto, quando è quasi certo che tutti le violassero - aumentare il numero dei test, soprattutto prima e dopo le gare, magari predisposti o effettuati da agenzie indipendenti non affiliate ad organi di controllo ufficiali. - stabilire ricompense a scienziati che sviluppino test per nuove sostanze - aumentare considerevolmente le sanzioni con squalifiche importanti in caso di positività riscontrata. - squalificare tutti i membri della squadra. Non so se tutto questo sia riferibile anche alle corse dei cavalli ma potrebbe essere certamente un contributo alla discussione sul tema. Massimo Disnan |
||