tutto tutto Galoppo italia italia
Congiura di palazzo all'Unag?    14/11/2008

Una congiura di palazzo contro la presidenza, è quello che sembra di capire dopo l’invio agli associati, da parte dell’unità locale di Milano, dell’invito a sottoscrivere una richiesta di chiarimenti inviata al Presidente nazionale della stessa associazione, Giuseppe Botti.
I chiarimenti richiesti al Presidente riguardano la sua personale posizione in merito a quelle che l’ UNAG-Milano definisce “illazioni”, che in realtà effettivamente circolano in forma di “boatos” nell’ambito del galoppo milanese da qualche tempo.

La prima riguarda l’ipotesi che la famiglia Botti decida di rinunciare alla sede milanese, perlomeno come capitale della propria attività, per dirottarla verso la Toscana e verso l’estero. Di per sé il fatto non necessiterebbe di essere spiegato o giustificato se a questo non si aggiungesse l’ implicita “accusa” di aver patteggiato l’abbandono della sede milanese con una congrua buonuscita corrisposta da chi ha interesse a liberare l‘area per svilupparvi altre iniziative diverse o comunque prevalenti rispetto a quella sportiva. A ben pensarci anche se questo fosse vero (e non lo è) non sarebbe poi motivo di scandalo, ma tralasciamo per ora queste considerazioni.

La seconda, evidentemente connessa in modo inestricabile alla prima, riguarda la destinazione dell’ area di Villa Bellotta (quella su cui sorgono le scuderie utilizzate dai Botti), che, è bene ricordarlo, non è di proprietà della Società Trenno ma costituisce una vera e propria enclave all’interno del centro d’allenamento . Per Villa Bellotta esisterebbe un progetto, già in fase di avanzato sviluppo, di trasformazione in elegante beauty farm, coerente con il progetto della Trenno di trasformazione dell’adiacente complesso di scuderie ed appartamenti, finora destinati agli addetti ippici, in una sorta di residence di lusso.

La lettura che si può dare di una simile iniziativa a noi sembra univoca, anche in considerazione del fatto che la richiesta di sottoscrizione inoltrata agli associati è pervenuta agli stessi su carta intestata dell‘ UNAG, anche se semplicemente siglata dall‘addetta alle operazioni di segreteria: si tratta di una messa in stato d’accusa, vero e proprio empeachment, di Giuseppe Botti da parte di una parte, non so quanto rappresentativa, dell’ associazione da lui stesso presieduta .
Già alcuni comportamenti emersi durante la “serrata d’ottobre” avevano fatto pensare che qualcuno auspicasse il fallimento dell’agitazione per poterne poi fare carico a Giuseppe Botti e costringelto alle dimissioni.
Ora, probabilmente, siamo all’inizio del secondo atto.